

Spazio-Laboratorio d’Arte Salita San Francesco


Kunsthalle Ziegelhütte
Kunstmuseum Appenzell
Das Kunstmuseum Appenzell und die Kunsthalle Ziegelhütte zeigen seit 1998 meist Sonderausstellungen zur internationalen und regionalen Kunst. In regelmässigen Abständen wurden auch Ausstellungen aus der eigenen Kunstsammlung generiert: zu den beiden Appenzeller Malern Carl August und Carl Walter Liner, zur Klassischen Moderne und zur Gegenwartskunst.
Da sich die Sammlung der Heinrich Gebert Kulturstiftung Appenzell durch Ankäufe und Schenkungen bedeutend erweitert hat, hat der scheidende Direktor Roland Scotti im Zusammenspiel mit den in Bühler (AR) lebenden Künstler:innen Regula Engeler und Jochen Heilek in beiden Häusern ein Cross-Universum realisiert, in dem zwei Ausstellungen miteinander existieren und kommunizieren: «Collecting ǀ Revisited» und «der welt viel tiefe welten».
Die Hommage an Robert Walsers «Räuber», ein Langzeitprojekt von Engeler und Heilek, bildet den Kern der Doppelausstellung – eine Geschichte, die keine Historie bildet, ein Film, der ausschliesslich in der Vorstellung stattfindet, ein Kunstwerk, das für wenige Monate existiert, um dann in «vielen welten» zu verschwinden und in anderen aufzutauchen. Um diesen visuellen und akustischen Kern herum erscheinen Kontrapunkte, Assoziationen, Artefakte, die in der Gesamtheit ein Widerbild der einzigartig mäandernden Sammlung und ihrer Ausstellungsgeschichte ergeben: ein Kaleidoskop, in dem sich Deutungen, Hierarchien und Strategien zugunsten unmittelbarer ästhetischer Wahrnehmungen brechen.
Aus der Sammlung der Kulturstiftung werden Arbeiten von Selim Abdullah, Peter Aerschmann, Hans Arp, Frank Badur, Jonathan Bragdon, Katharina Büche, Alexander Calder, Eduardo Chillida, Jim Dine, Margret Eicher, Nesa Gschwend, Christian Hörler, Gottfried Honegger, Stefan Inauen, Rolf Iseli, Hans Josephsohn, Spallo Kolb, James Licini, Carl August Liner, Carl Walter Liner, Fausto Melotti, Gertrud von Mentlen, Ernst Wilhelm Nay, Wolfgang Nestler, Andrea Ostermeyer, A.R. Penck, Miriam Prantl, Erwin Rehmann, George Rickey, Hanna Roeckle, Klaus Schmitt, Sean Scully, Kerim Seiler, Louis Soutter, Matias Spescha, Theodoros Stamos, Stefan Steiner, Jochen Stenschke, Gerold Tagwerker, Ty Waltinger, Hugo Weber, Markus Weggenmann, Beat Zoderer gezeigt.
Zur Ausstellung erscheint eine Publikation, in der die Entwicklung der Kunstsammlung dokumentiert ist, ca. 150 Seiten mit Sammlungsinventar und einer Einführung von Roland Scotti.
Anlässlich der Ausstellung erscheint im Verlag Steidl/Göttingen ein Fotobuch: Regula Engeler, «der welt viel tiefe welten», 86 Fotografien, Texte von Regula Engeler, Jochen Heilek und Roland Scotti, 88 Seiten.
Die Kunstvermittlung bietet Führungen und Workshops an. Halten Sie sich informiert.
Die Ausstellung und die Publikation von Regula Engeler werden unterstützt von: Steinegg Stiftung, Herisau; Hans und Wilma Stutz Stiftung, Herisau; Dr. Fred Styger Stiftung, Herisau; Bertold Suhner-Stiftung, Herisau, Kulturförderung des Kantons St.Gallen; Kulturförderung Appenzell Ausserrhoden, Innerrhoder Kunststiftung.


L’evento è GRATUITO con ingresso libero fino ad esaurimento posti. È necessario prenotarsi al seguente link > www.eventbrite.it/e/biglietti-diario-di-pasquale-rotondi-incontro-335227533577

a cura di Giorgio Rossini
Pubblicazione: Genova, SAGEP Editori
Anno di pubblicazione: 2020
Il volume raccoglie i saggi di nove studiosi che, partendo dalla sopravvivenza fortuita, pressoché millenaria, dell’Oratorio dell’Immacolata Concezione (sito in Genova), si sono impegnati a ricostruire storia, vicende, metamorfosi – architettoniche e artistiche – dell’intero complesso francescano medioevale di cui esso fece parte sin dal XIII secolo. L’argomento è affrontato secondo prospettive differenti, e vengono non di meno messe in rilievo le felici circostanze per cui, agli inizi del nostro secolo, ad installarvi il proprio laboratorio si sono susseguite due figure strettamente legate all’arte (dapprima la restauratrice Franca Carboni, dipoi, l’artista Selim Abdullah). Si ricompone così l’ideale filo conduttore che congiunge le più remote e illustri memorie dell’Oratorio – rimasto sin qui inviolato – alla nostra contemporaneità.
Indice del volume: INTRODUZIONE: Giovanna Rotondi Terminiello: Un bene culturale ritrovato. – I. VICENDE DI UN CONVENTO FRANCESCANO: Giorgio Rossini, Dalla memoria di una chiesa duecentesca al riutilizzo di un oratorio settecentesco; Stefania Bianchi, La settecentesca decorazione dell’oratorio dell’Immacolata in San Francesco a Genova: peculiarità e similitudini per un’ipotesi d’attribuzione; Mariangela Bruno, L’oratorio della Immacolata Concezione: vicende storiche e patrimonio artistico; Giancarlo Bertagna, L’organo dell’oratorio. – II. DA ORATORIO A OFFICINA DI RESTAURO DI FRANCA CARBONI: Franca Carboni, Il restauro; Giovanni Murialdo, L’opera d’arte, l’homo faber, l’archeologo e il restauratore. – III. DA OFFICINA DI RESTAURO A SPAZIO-LABORATORIO DI SELIM: Gianfranco Bruno, Come andar per mare …; Stefano Bigazzi, Per Selim.



Selim Abdullah (…) conserva la tensione esistenziale nella bellezza (quindi nella luce) del disegno, nella materialità e nella forma delle sue opere. La sua arte si bilancia sul crinale che sta tra l’inquietante e il glorioso – come se egli nell’atto artistico, nel processo di lavoro, per tutti noi, ma soprattutto per le vittime della storia, potesse dare forma al momento in cui il destino è superato, o avrebbe potuto esser vinto. E sia pur solo per questo che, seduti insieme, come in un rituale arcaico, si tace e si aspetta: Attesa (2008) – un’attività che può essere più eroica di qualsiasi conquista, di qualsiasi impresa ardita generatrice di ripetuti disastri.
Roland Scotti, Conservatore del Kunstmuseum Appenzell: brano tratto dal Catalogo della Mostra (Milano, Silvana Editoriale).

Il visitatore che varca per la prima volta il portone dell’ottocentesco Palazzo Montanaro, sito nella Salita di San Francesco 7, rimane subito colpito dalla bellezza del maestoso atrio trecentesco, recentemente restaurato dalla Sovrintendenza ai Beni Culturali.
La sorpresa va poi vieppiù accrescendo allorquando s’inoltra e scopre le epigrafi che lo accompagnano al secondo ingresso introducendolo così nell’Oratorio dell’Immacolata Concezione: Oratorio che, entro l’edificio di complessiva fattezza ottocentesca, ha impensatamente conservato intatto l’ultimo suo aspetto, quello secentesco. Eppure la sua remota origine medioevale di Sala Capitolare del Convento di San Francesco, la si può ancor oggi evincere dalla struttura dell’impianto architettonico, pressoché cubico, nonché dal pavimento in ardesia a tozzetti bianchi.
L’interno dell’Oratorio, nell’odierno suo assetto caratterizzato dal complessivo decoro tardo-barocco, è avvolto da una luce soffusa e insieme silenziosa, da cui svetta la scultura lignea dell’Immacolata raffigurata mentre calpesta il serpente con incedere quasi danzante, collocata sull’altare. Qui abitano pure altre opere d’ambito secentesco, ma in maniera un poco più discosta, giuntevi in tempi e modi diversi.
In questo luogo avrà ora sede lo Spazio-Laboratorio d’Arte Salita San Francesco.

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